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Venere
12 domande · Mitologia
Venere è la dea romana dell'amore, della bellezza e della fertilità. Per i Romani era molto più di una figura graziosa: attraverso il figlio Enea, l'eroe troiano che fuggì dalla sua città in fiamme per raggiungere l'Italia, era considerata la progenitrice dell'intero popolo romano. La famiglia dei Giulii, quella di Giulio Cesare, si diceva discendente diretta di lei, e Cesare fece erigere nel suo foro un tempio a Venere Genitrice, «Venere madre». Il poeta Virgilio fece di Enea il protagonista dell'Eneide, il poema nazionale di Roma.
I Romani la identificavano con l'Afrodite dei Greci. Le erano consacrati la colomba, la rosa e il mirto, e proteggeva anche gli orti e le vigne: i Vinalia, feste del vino nuovo, la legavano alla vendemmia e all'apertura delle botti. Pompei, posta da Silla sotto la sua protezione, la raffigurava ovunque sui muri con il nome di Venus Pompeiana.
Il suo nome è rimasto nel cielo e nel calendario. Il pianeta Venere, l'astro più luminoso dopo il Sole e la Luna, appare come stella del mattino e della sera. E ogni settimana il venerdì, il «giorno di Venere» dei Latini, porta ancora il suo nome.
L'arte l'ha resa immortale. La Venere di Milo, scoperta nel 1820 sull'isola di Milo e oggi al Louvre, è celebre per le braccia perdute. Gli Uffizi custodiscono la Venere de' Medici e due capolavori che hanno fissato per sempre l'immagine della dea: la «Nascita di Venere» di Botticelli e la «Venere di Urbino» di Tiziano.
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