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Wangari Maathai
10 domande · Società e vita quotidiana
Wangari Maathai nasce il 1º aprile 1940 a Ihithe, un villaggio degli altipiani centrali del Kenya circondato da foreste e campi fertili. Allieva brillante, ha la rara fortuna di andare a scuola e poi di studiare negli Stati Uniti grazie a un programma di borse di studio. Tornata a Nairobi, diventa la prima donna dell'Africa orientale e centrale a conseguire un dottorato, e in seguito la prima professoressa universitaria del suo paese.
Nelle campagne keniote vede le foreste sparire, i suoli erodersi e le sorgenti seccarsi, mentre le donne devono camminare sempre più lontano per trovare legna e acqua. La sua risposta è di una semplicità disarmante: piantare alberi. Nel 1977 fonda il Green Belt Movement, che incoraggia soprattutto le donne a coltivare piantine e a metterle a dimora. L'iniziativa porta alle donne reddito, legna e dignità, e trasforma interi paesaggi: nel corso dei decenni vengono piantate decine di milioni di alberi.
Maathai capisce presto che l'ecologia è anche una questione di democrazia. Si oppone all'accaparramento delle terre pubbliche da parte degli amici del potere, difende l'Uhuru Park di Nairobi da un progetto di grattacielo e la foresta di Karura dagli speculatori. Il regime di Daniel arap Moi la fa picchiare, minacciare e arrestare, senza mai riuscire a farla tacere.
Nel 2004 riceve il premio Nobel per la pace, prima africana a ottenerlo, per aver unito difesa dell'ambiente, democrazia e pace. Colei che chiamano «la donna che piantava gli alberi», con un'eco del celebre racconto di Jean Giono, muore a Nairobi il 25 settembre 2011.
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