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Yayoi Kusama
10 domande · Società e vita quotidiana
Un caschetto rosso acceso, un vestito a pois e dietro uno sguardo che sembra attraversare ogni cosa: Yayoi Kusama era un'opera d'arte già solo a vederla. Nata nel 1929 a Matsumoto, nelle Alpi giapponesi, da bambina ha visioni in cui puntini e reti ricoprono il mondo intero. Invece di farsene schiacciare, trasforma proprio quelle allucinazioni nel lavoro di una vita: dipinge i motivi che la perseguitano e più tardi dirà che l'arte le ha salvato la vita.
Nel 1958 fa il salto verso New York, giovane giapponese senza soldi in un ambiente dominato dagli uomini. Con enormi tele a reticolo e happening provocatori entra nell'avanguardia; alcune sue idee ricompaiono poco dopo, in modo sospettosamente simile, nelle opere di colleghi più famosi. Nel 1973 torna a Tokyo e nel 1977 prende una delle decisioni più insolite della storia dell'arte: va a vivere di sua volontà in un ospedale psichiatrico e apre di fronte uno studio dove lavora quasi ogni giorno.
Da lì conquista il mondo: zucche a pois come quella gialla sul molo dell'isola d'arte di Naoshima, le Infinity Mirror Rooms in cui le luci si riflettono senza fine, il padiglione giapponese della Biennale di Venezia nel 1993, le collezioni con Louis Vuitton. Le sue mostre sono state fra le più visitate al mondo e i suoi quadri fra i più cari mai venduti di un'artista donna.
Yayoi Kusama muore a Tokyo il 14 agosto 2026, a 97 anni: ha dipinto fino agli ultimi giorni.
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